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Crescono il lavoro autonomo e il web journalism che coinvolge il 30% dei giornalisti. Aumenta l’utilizzo di fonti digitali e cambiano le modalità di utilizzo degli strumenti digitali. Richiesta più formazione professionale, soprattutto su intelligenza artificiale, fact-checking e geopolitica. Meno di un quinto dei giornalisti raggiunge livelli di competenza digitale medio-alti o alti. Sullo sfondo il problema della sostenibilità della professione, sempre più difficile in un contesto di ricavi editoriali in forte contrazione. Oltre la metà percepisce un indebolimento degli standard etici nella professione mentre il 16% dichiara di aver subito minacce o intimidazioni nell’ultimo anno.

La popolazione giornalistica in Italia mostra un progressivo invecchiamento: gli over 60 sono più che raddoppiati rispetto al 2013 e oggi rappresentano il 20,5%. Il lavoro autonomo è ormai la modalità occupazionale prevalente sia tra i giornalisti sia tra i comunicatori (51,7%). Parallelamente cresce il peso del digitale: il 30% dei giornalisti è impegnato in attività di web journalism, ivi compresi newsletter e podcast, e, tra gli under 40, le fonti digitali superano per la prima volta quelle tradizionali. Nell’uso quotidiano degli strumenti online, prevalgono motori di ricerca (utilizzati dal 78% dei giornalisti) e sistemi di messaggistica istantanea (68%). I social network vengono utilizzati soprattutto per reperire informazione e monitorare le discussioni online sui temi di proprio interesse. Allo stesso tempo, solo il 16% dei giornalisti raggiunge un livello di competenza digitale medio-alto o alto e quasi la metà si colloca sotto la media (49%). Ne deriva una forte esigenza di formazione, soprattutto sui temi dell’intelligenza artificiale, sui profili etici della professione e sul fact-checking.

Sullo sfondo resta il problema della sempre più difficile sostenibilità del lavoro giornalistico: i ricavi dei quotidiani si sono ridotti drasticamente tra il 2021 e il 2025 (da1,494 a 1,059 miliardi di euro) e il lavoro autonomo presenta una retribuzione media molto inferiore a quella dei dipendenti (-76%).

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni presenta la quarta edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo, realizzata con il supporto della Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi". Il rapporto offre una fotografia della professione in Italia (con una distinzione tra giornalisti e comunicatori) alla luce delle trasformazioni profonde che l’hanno investita determinate dall’evoluzione dell’ecosistema informativo, integrando i dati economici e di consumo dell’informazione in possesso dell’Autorità. 

Il questionario su cui si è basato il nuovo Osservatorio è stato diffuso nell’ultimo trimestre del 2025 e ha ricevuto 1.771 risposte. I risultati sono stati riponderati da ISTAT rispetto alla popolazione dei giornalisti attivi censita da INPGI e INPS al 31 dicembre 2024.

 

I principali risultati

Nel 2024 l’universo dei giornalisti attivi in Italia ha raggiunto i 39.207 soggetti, in aumento rispetto alle precedenti edizioni dell’Osservatorio. L’età media degli iscritti attivi (dipendenti e autonomi) si colloca intorno ai 50 anni. La distribuzione per genere resta lievemente sbilanciata a favore degli uomini (57,1% dei giornalisti attivi), mentre quella territoriale resta fortemente concentrata in Lombardia e nel Lazio che, da sole, raccolgono circa il 45% della popolazione giornalistica.

 

Distribuzione dei giornalisti attivi per età (2013-2024, %)

 

Distribuzione dei giornalisti attivi per età (2013-2024, %)

 

La maggioranza dei giornalisti attivi opera esclusivamente per testate giornalistiche, che assorbono il 65,2% della popolazione. La restante quota si divide quasi equamente tra chi lavora esclusivamente in agenzie di comunicazione o uffici stampa (17,6%) e chi combina attività giornalistica e comunicazione (17,2%). Il lavoro autonomo è la modalità prevalente sia tra i giornalisti sia tra i comunicatori, con una quota del 51,7%.

I quotidiani restano il principale ambito di attività dei giornalisti italiani (29%), mentre cresce il peso delle testate online e dei nuovi formati informativi digitali. Anche nelle testate tradizionali emerge una forte integrazione tra attività offline e online: il 60% dei giornalisti opera su entrambe le versioni della testata.

Cronaca, politica e temi sociali si confermano le principali aree di specializzazione dei giornalisti italiani, mentre risultano meno diffusi gli ambiti economici, scientifici e tecnologici.

Le attività più diffuse restano quelle legate alle routine produttive (78,7%), mentre il 30% è impegnato in attività riconducibili al web journalism, l’ambito che - includendo anche podcast e newsletter - mostra la crescita più evidente rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio. 

 

Le principali attività svolte dai giornalisti italiani 

Le principali attività svolte dai giornalisti italiani

 

Le fonti dirette personali restano il principale riferimento per l’attività giornalistica (68,5%), davanti a comunicati stampa e agenzie di informazione. Per la prima volta i giornalisti under 40 utilizzano le fonti digitali più delle fonti giornalistiche tradizionali. 

Motori di ricerca e sistemi di messaggistica rappresentano gli strumenti digitali più utilizzati nel lavoro quotidiano, mentre cresce l’utilizzo professionale di Instagram e delle chatbot di intelligenza artificiale. 

 

Uso quotidiano degli strumenti online da parte dei giornalisti. 

Uso quotidiano degli strumenti online da parte dei giornalisti.

 

L’intelligenza artificiale generativa entra nelle routine professionali: a fronte di poco meno di un terzo di giornalisti (30,8%) che non utilizza tali strumenti (percentuale che sale al 42,1% tra gli over 60 e scende al 19,9% tra gli under 40), la maggior parte dei professionisti dell’informazione utilizza le chatbot di IA per attività di traduzione automatica, seguite da attività di ricerca e verifica, di editing e di raccolta e analisi dati. Gli strumenti di IA sono invece meno utilizzati per attività di produzione di testi, contenuti per social media e immagini, video o suoni.

 

Principali finalità di utilizzo di chatbot di intelligenza artificiale in ambito giornalistico

Principali finalità di utilizzo di chatbot di intelligenza artificiale in ambito giornalistico

 

Per quanto riguarda i fattori considerati rilevanti per la professione, la maggior parte dei giornalisti attribuisce importanza a fattori che rimandano alla dimensione informativa della professione giornalistica.  

Con riferimento invece ai meccanismi di influenza sulla professione giornalistica, la maggioranza attribuisce massima importanza alla corretta rappresentazione dei fatti e al rispetto dei principi deontologici della professione. Oltre la metà dei giornalisti ritiene che gli standard etici della professione si siano indeboliti, mentre cresce il peso attribuito ai social media nonché alle pressioni economiche, in quest’ultimo caso soprattutto tra i giornalisti che lavorano per produttori o fornitori di contenuti giornalistici, anche di tipo innovativo. 

Il 16% dei giornalisti dichiara di avere subito almeno una forma di minaccia o intimidazione nei dodici mesi precedenti la rilevazione. In particolare, considerando coloro che hanno subito ritorsioni nell’esercizio della professione giornalistica, un quinto dei giornalisti residenti in Sardegna e Sicilia è stato vittima di questi fenomeni e anche al Sud la quota di giornalisti vittime di ritorsioni è superiore alla media nazionale. 

 

Ritorsioni che hanno subito i giornalisti nell’esercizio della professione giornalistica negli ultimi 12 mesi per tipo

Ritorsioni che hanno subito i giornalisti nell’esercizio della professione giornalistica negli ultimi 12 mesi per tipo

 

Il 72% dei giornalisti possiede un titolo di studio superiore al diploma e, tra i laureati, prevalgono nettamente i titoli di studio in discipline umanistiche. Con specifico riferimento alla formazione professionale, l’intelligenza artificiale risulta la tematica sulla quale i giornalisti vorrebbero ricevere maggiori aggiornamenti tramite gli opportuni corsi di formazione continua.

 

Giornalisti che vorrebbero seguire corsi di formazione professionale continua per area tematica

Giornalisti che vorrebbero seguire corsi di formazione professionale continua per area tematica

 

L’analisi delle competenze digitali dei giornalisti, indagate tramite un apposito indice, aggiornato alla luce dell’evoluzione tecnologica, dell’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa e della riscontrata fase di maturità nell’utilizzo dei social media nella professione giornalistica, evidenzia alcuni aspetti critici visto che la metà dei giornalisti italiani ha un livello di competenza inferiore a quello medio della propria categoria professionale e soltanto il 16% dei giornalisti raggiunge livelli medio-alti o alti.