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Vigilanza sull’adempimento dei compiti di servizio pubblico

L'articolo 62, comma 1, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Testo Unico), di attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, affida all'Autorità il compito di vigilanza sullo svolgimento del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ferme restando le competenze in capo al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'economia e delle finanze e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. L'Autorità verifica che il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale "venga effettivamente prestato" ai sensi delle disposizioni del Testo Unico, del contratto nazionale di servizio e degli specifici contratti di servizio conclusi con le Regioni e le Province autonome. Nei casi di presunto inadempimento dei compiti di servizio pubblico, l'Autorità avvia gli opportuni procedimenti istruttori e, all'esito delle verifiche condotte, ove riscontri inottemperanza applica le sanzioni previste.

La vigilanza dell'Autorità, conforme alle indicazioni dell'Unione europea di affidare tale compito a organismi nazionali indipendenti, si svolge entro un contesto regolamentare sovranazionale e nazionale. La cornice sovranazionale è costituita dal Protocollo C9 sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri annesso al Trattato di Amsterdam del 1997 che collega il servizio pubblico radiotelevisivo alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società e alla necessità di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e da successivi atti dell'Unione quali, tra i tanti: due Comunicazioni relative alle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (2001/C 320/04; 2009/C 257/01), la raccomandazione CM/Rec(2007)2 sul pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei loro contenuti; la raccomandazione CM/Rec(2007)3 sul mandato dei media di servizio pubblico nella società dell'informazione; la risoluzione (2010/2028(INI) sul servizio pubblico di radiodiffusione nell'era digitale: il futuro del sistema duale; la Raccomandazione (CM/Rec(2012)1) sulla governance dei media di servizio pubblico; la comunicazione COM (2020) 784 final relativa al piano d'azione per sostenere la ripresa e la trasformazione dei media europei nel mutato ecosistema mediale, il documento (2020/C 193/06) sull'alfabetizzazione mediatica quale imprescindibile strategia d'intervento per governare i mutamenti indotti dall'evoluzione tecnologica. Con tali atti l'Unione europea ha inteso rafforzare il ruolo del servizio pubblico e garantirne la centralità anche nell'ecosistema mediale digitale.

L'articolo 62, comma 1, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Testo Unico), di attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, affida all'Autorità il compito di vigilanza sullo svolgimento del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ferme restando le competenze in capo al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'economia e delle finanze e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. L'Autorità verifica che il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale "venga effettivamente prestato" ai sensi delle disposizioni del Testo Unico, del contratto nazionale di servizio e degli specifici contratti di servizio conclusi con le Regioni e le Province autonome. Nei casi di presunto inadempimento dei compiti di servizio pubblico, l'Autorità avvia gli opportuni procedimenti istruttori e, all'esito delle verifiche condotte, ove riscontri inottemperanza applica le sanzioni previste.

La vigilanza dell'Autorità, conforme alle indicazioni dell'Unione europea di affidare tale compito a organismi nazionali indipendenti, si svolge entro un contesto regolamentare sovranazionale e nazionale. La cornice sovranazionale è costituita dal Protocollo C9 sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri annesso al Trattato di Amsterdam del 1997 che collega il servizio pubblico radiotelevisivo alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società e alla necessità di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e da successivi atti dell'Unione quali, tra i tanti: due Comunicazioni relative alle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (2001/C 320/04; 2009/C 257/01), la raccomandazione CM/Rec(2007)2 sul pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei loro contenuti; la raccomandazione CM/Rec(2007)3 sul mandato dei media di servizio pubblico nella società dell'informazione; la risoluzione (2010/2028(INI) sul servizio pubblico di radiodiffusione nell'era digitale: il futuro del sistema duale; la Raccomandazione (CM/Rec(2012)1) sulla governance dei media di servizio pubblico; la comunicazione COM (2020) 784 final relativa al piano d'azione per sostenere la ripresa e la trasformazione dei media europei nel mutato ecosistema mediale, il documento (2020/C 193/06) sull'alfabetizzazione mediatica quale imprescindibile strategia d'intervento per governare i mutamenti indotti dall'evoluzione tecnologica. Con tali atti l'Unione europea ha inteso rafforzare il ruolo del servizio pubblico e garantirne la centralità anche nell'ecosistema mediale digitale.