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Servizio pubblico

Il decreto legislativo n. 177 del 31 luglio 2005 e s.m.i. recante "Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici" (TUSMAR) affida all'Autorità il compito di vigilanza sul Servizio pubblico generale radiotelevisivo. Ai sensi dell'art. 48, comma 1 del TUSMAR, la vigilanza dell'Autorità si svolge entro un contesto regolamentare sovranazionale e nazionale.

La cornice sovranazionale è costituita dal Protocollo sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri annesso al Trattato di Amsterdam del 1997, da due successive Comunicazioni della Commissione europea relative alle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (2001/C 320/04; 2009/C 257/01) e dalla Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa del 2007 sull'ampliamento della missione del servizio pubblico radiotelevisivo nella società dell'informazione (rec 2007/3). Il Protocollo allegato al trattato di Amsterdam collega il servizio pubblico radiotelevisivo alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società e alla necessità di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione. La Comunicazione del 2001, con specifico riferimento agli aiuti di Stato, fissa, tra l'altro, il rispetto di due condizioni: 1) il finanziamento pubblico può essere accordato solo ai fini dell'adempimento degli obblighi di servizio pubblico; 2) il finanziamento non può perturbare gli scambi e la concorrenza. Ne consegue che nei casi in cui l'operatore chiamato a svolgere il servizio pubblico radiotelevisivo opera in regime di finanziamento misto - cioè è finanziato contestualmente da un canone di abbonamento e da introiti pubblicitari, come nel caso dell'Italia – al fine di garantire la concorrenza con le altre imprese televisive si prevede l'adozione della separazione contabile o separazione societaria. La successiva Comunicazione del 2009, oltre a riaffermare l'importanza del servizio pubblico, prevede che "l'ampio accesso del pubblico senza discriminazioni e in base a pari opportunità ai vari canali e servizi è un presupposto necessario per ottemperare al particolare obbligo delle emissioni di servizio pubblico" e che le medesime "devono beneficiare del progresso tecnologico, estendere al pubblico i vantaggi dei nuovi servizi audiovisivi e di informazione e delle nuove tecnologie e intraprendere lo sviluppo e la diversificazione di attività nell'era digitale". Inoltre, in base alle previsioni comunitarie, i compiti e le funzioni del servizio pubblico vengono definite dai singoli Paesi membri e la vigilanza sulla prestazione del servizio deve essere esercitata da una autorità/organismo nazionale indipendente.

La legge 3 maggio 2004, n. 112, poi trasfusa nel citato Testo unico dei servizi di media audiovisivi, ha modificato il quadro normativo nazionale, anche recependo le indicazioni degli organismi comunitari. Attualmente il servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidato per concessione a una società per azioni che lo svolge sulla base di un Contratto nazionale di servizio triennale stipulato con il Ministero dello Sviluppo economico e di contratti di servizio regionali e, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, provinciali, con i quali sono individuati i diritti e gli obblighi della società concessionaria (TUSMAR, art. 45, comma 1); la concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidata, fino al 6 maggio 2016, alla Rai – Radiotelevisione italiana S.p.A. (TUSMAR, art. 49, comma 1). Come stabilito dall'art. 47, comma 3 del Testo unico, "entro il mese di novembre di ciascun anno, il Ministero delle comunicazioni, con proprio decreto, stabilisce l'ammontare del canone di abbonamento in vigore dal 1° gennaio dell'anno successivo".

Il canone di abbonamento radiotelevisivo costituisce un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio televisivo, indipendentemente dalle scelte di consumo, cioè a prescindere dalle emittenti selezionate dai singoli utenti. Esso, pertanto, non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale tra la Rai e il contribuente.

Il compito di vigilare sull'adempimento degli obblighi di servizio pubblico è stato affidato dal legislatore nazionale all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ferme restando le competenze in capo al Ministero delle Comunicazioni e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Il decreto legislativo n. 177 del 31 luglio 2005 e s.m.i. recante "Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici" (TUSMAR) affida all'Autorità il compito di vigilanza sul Servizio pubblico generale radiotelevisivo. Ai sensi dell'art. 48, comma 1 del TUSMAR, la vigilanza dell'Autorità si svolge entro un contesto regolamentare sovranazionale e nazionale.

La cornice sovranazionale è costituita dal Protocollo sul sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri annesso al Trattato di Amsterdam del 1997, da due successive Comunicazioni della Commissione europea relative alle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di radiodiffusione (2001/C 320/04; 2009/C 257/01) e dalla Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa del 2007 sull'ampliamento della missione del servizio pubblico radiotelevisivo nella società dell'informazione (rec 2007/3). Il Protocollo allegato al trattato di Amsterdam collega il servizio pubblico radiotelevisivo alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società e alla necessità di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione. La Comunicazione del 2001, con specifico riferimento agli aiuti di Stato, fissa, tra l'altro, il rispetto di due condizioni: 1) il finanziamento pubblico può essere accordato solo ai fini dell'adempimento degli obblighi di servizio pubblico; 2) il finanziamento non può perturbare gli scambi e la concorrenza. Ne consegue che nei casi in cui l'operatore chiamato a svolgere il servizio pubblico radiotelevisivo opera in regime di finanziamento misto - cioè è finanziato contestualmente da un canone di abbonamento e da introiti pubblicitari, come nel caso dell'Italia – al fine di garantire la concorrenza con le altre imprese televisive si prevede l'adozione della separazione contabile o separazione societaria. La successiva Comunicazione del 2009, oltre a riaffermare l'importanza del servizio pubblico, prevede che "l'ampio accesso del pubblico senza discriminazioni e in base a pari opportunità ai vari canali e servizi è un presupposto necessario per ottemperare al particolare obbligo delle emissioni di servizio pubblico" e che le medesime "devono beneficiare del progresso tecnologico, estendere al pubblico i vantaggi dei nuovi servizi audiovisivi e di informazione e delle nuove tecnologie e intraprendere lo sviluppo e la diversificazione di attività nell'era digitale". Inoltre, in base alle previsioni comunitarie, i compiti e le funzioni del servizio pubblico vengono definite dai singoli Paesi membri e la vigilanza sulla prestazione del servizio deve essere esercitata da una autorità/organismo nazionale indipendente.

La legge 3 maggio 2004, n. 112, poi trasfusa nel citato Testo unico dei servizi di media audiovisivi, ha modificato il quadro normativo nazionale, anche recependo le indicazioni degli organismi comunitari. Attualmente il servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidato per concessione a una società per azioni che lo svolge sulla base di un Contratto nazionale di servizio triennale stipulato con il Ministero dello Sviluppo economico e di contratti di servizio regionali e, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, provinciali, con i quali sono individuati i diritti e gli obblighi della società concessionaria (TUSMAR, art. 45, comma 1); la concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo è affidata, fino al 6 maggio 2016, alla Rai – Radiotelevisione italiana S.p.A. (TUSMAR, art. 49, comma 1). Come stabilito dall'art. 47, comma 3 del Testo unico, "entro il mese di novembre di ciascun anno, il Ministero delle comunicazioni, con proprio decreto, stabilisce l'ammontare del canone di abbonamento in vigore dal 1° gennaio dell'anno successivo".

Il canone di abbonamento radiotelevisivo costituisce un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio televisivo, indipendentemente dalle scelte di consumo, cioè a prescindere dalle emittenti selezionate dai singoli utenti. Esso, pertanto, non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale tra la Rai e il contribuente.

Il compito di vigilare sull'adempimento degli obblighi di servizio pubblico è stato affidato dal legislatore nazionale all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ferme restando le competenze in capo al Ministero delle Comunicazioni e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.