Vai al contenuto

Servizio pubblico

Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale è affidato, ai sensi dell'articolo 59, comma 1, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Testo Unico), di attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018in concessione a una società per azioni, la RAI Radiotelevisione italiana S.p.A.

Come stabilito dall'articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 aprile 2017, recante "Affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e approvazione dell'annesso schema di convenzione", il servizio pubblico è concesso in esclusiva, per una durata decennale a decorrere dal 30 aprile 2017, alle condizioni e con le modalità stabilite dallo schema di convenzione annesso alla concessione.

L'articolo 59, comma 2, del Testo Unico individua le attività che il servizio pubblico deve comunque garantire, in linea con le finalità dettate dall'articolo 6 dello stesso Testo Unico, mentre documenti contrattuali – i contratti di servizio - declinano con cadenza periodica gli specifici compiti della concessionaria pubblica. Il contratto nazionale di servizio, stipulato tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ha durata quinquennale, come disposto dalla legge n. 220/2015; specifici contratti di servizio, anch'essi quinquennali, possono essere stipulati con le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il contratto di servizio in essere è valevole per il quinquennio 2018-2022.

Il servizio pubblico è finanziato dal canone e da introiti derivanti da attività commerciali costituite, eminentemente ma non esclusivamente, dalla vendita di spazi pubblicitari. Tale sistema di finanziamento, definito "finanziamento duplice", è adottato anche in altri Paesi dell'Unione europea.  Il canone di abbonamento costituisce un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio televisivo, indipendentemente dalle scelte di consumo, cioè a prescindere dai canali/operatori selezionati dai singoli utenti. Esso, pertanto, non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale tra la Rai e il contribuente.

L'articolo 62 del Testo Unico affida all'Autorità il compito di vigilanza sullo svolgimento del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ferme restando le competenze in capo al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'economia e delle finanze e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale è affidato, ai sensi dell'articolo 59, comma 1, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 (Testo Unico), di attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018in concessione a una società per azioni, la RAI Radiotelevisione italiana S.p.A.

Come stabilito dall'articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 aprile 2017, recante "Affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e approvazione dell'annesso schema di convenzione", il servizio pubblico è concesso in esclusiva, per una durata decennale a decorrere dal 30 aprile 2017, alle condizioni e con le modalità stabilite dallo schema di convenzione annesso alla concessione.

L'articolo 59, comma 2, del Testo Unico individua le attività che il servizio pubblico deve comunque garantire, in linea con le finalità dettate dall'articolo 6 dello stesso Testo Unico, mentre documenti contrattuali – i contratti di servizio - declinano con cadenza periodica gli specifici compiti della concessionaria pubblica. Il contratto nazionale di servizio, stipulato tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, ha durata quinquennale, come disposto dalla legge n. 220/2015; specifici contratti di servizio, anch'essi quinquennali, possono essere stipulati con le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il contratto di servizio in essere è valevole per il quinquennio 2018-2022.

Il servizio pubblico è finanziato dal canone e da introiti derivanti da attività commerciali costituite, eminentemente ma non esclusivamente, dalla vendita di spazi pubblicitari. Tale sistema di finanziamento, definito "finanziamento duplice", è adottato anche in altri Paesi dell'Unione europea.  Il canone di abbonamento costituisce un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio televisivo, indipendentemente dalle scelte di consumo, cioè a prescindere dai canali/operatori selezionati dai singoli utenti. Esso, pertanto, non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale tra la Rai e il contribuente.

L'articolo 62 del Testo Unico affida all'Autorità il compito di vigilanza sullo svolgimento del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ferme restando le competenze in capo al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'economia e delle finanze e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.