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Platform to business

Il Regolamento (UE) 2019/1150 (P2B) del 20 giugno 2019, che "promuove equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online" introduce una nuova disciplina normativa in tema di piattaforme online relativa ad alcune pratiche che il legislatore europeo giudica altamente nocive per lo sviluppo dell'economia digitale come la sospensione degli account, i termini e condizioni poco chiari, criteri di ranking non trasparenti, difficoltà ad accedere a sistemi di reclamo e di risoluzione delle controversie.

In particolare, il Regolamento P2B introduce a favore degli "utenti commerciali" specifiche misure per garantire la fruizione dei servizi di intermediazione online e dei motori di ricerca online:

  • equità (artt. 3-8),
  • trasparenza (artt. 9-10)
  • mezzi per la risoluzione delle controversie (artt. 11-14).

Il Regolamento Platform To Business non si rivolge all'utente finale ma all'utente commerciale ossia "un privato che agisce nell ambito delle proprie attività commerciali o professionali o una

persona giuridica che offre beni o servizi ai consumatori tramite servizi di intermediazione online per fini legati alla sua attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale" (art. 2, par. 1, n. 1)).

Il Regolamento P2B è il primo passo per la regolamentazione dell'attività delle piattaforme online al quale seguiranno, nella strategia legislativa europea, gli ulteriori atti che andranno a comporre il c.d. Digital Service Act.

In linea con il tenore del Regolamento, l'articolo 1 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178 recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023" (cd Legge di Bilancio 2021) ai commi 515, 516 e 517 adotta un approccio di c.d. soft regulation, prefigurando l'adozione di linee guida, la promozione di Codici di Condotta e la raccolta di informazioni pertinenti presso gli operatori del mercato, oggi obbligati - in virtù delle modifiche dalla stessa apportate all'art. 1, comma 6, lettera a), numero 5) della legge 249/97 - ad iscriversi al ROC.

In particolare con la delibera n. 200/21/CONS del 17 giugno, l'Autorità, apportando le relative modifiche al Regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli Operatori di Comunicazione, ha attuato l'obbligo previsto per Legge di iscrizione in capo ai fornitori di servizi di intermediazione online e ai fornitori di motori di ricerca online, anche se non stabiliti, che offrono servizi in Italia.

Al fine di garantire l'adeguata ed efficace applicazione del Regolamento, la legge opportunamente aggancia le nuove competenze al solido impianto della legge istitutiva dell'Autorità n. 249/97, prevedendo espressamente il potere di sanzionare la violazione di "ordini o diffide" impartite "in applicazione del Regolamento (UE) 2019/1150" nell'ambito della cornice edittale più grave già prevista per le violazioni in materia di posizioni dominanti ("non inferiore al 2 per cento e non  superiore  al  5  per  cento  del fatturato realizzato").

  • i "fornitori di servizi di intermediazione online" da intendersi come ogni "persona fisica o giuridica che fornisce, od offre di fornire, servizi di intermediazione online agli utenti commerciali" (art. 2, n. 3, del Regolamento);
  • I "fornitori di motori di ricerca online", da intendersi come ogni "persona fisica o giuridica che fornisce, od offre di fornire, motori di ricerca online ai consumatori" (art. 2, n. 6 del Regolamento).

Il Regolamento si applica ai servizi di intermediazione online e ai motori di ricerca online, a prescindere dal luogo di stabilimento o di residenza del fornitore di tali servizi e dal diritto altrimenti applicabile, forniti o proposti per essere forniti, rispettivamente, agli utenti commerciali e agli utenti titolari di siti web aziendali, che hanno il luogo di stabilimento o di residenza nell'Unione e che, tramite i servizi di intermediazione online o i motori di ricerca online, offrono beni o servizi a consumatori nell'Unione.

Il Regolamento, infine, non si applica ai servizi di pagamento online o agli strumenti di pubblicità online né agli scambi pubblicitari online che non sono forniti con l'obiettivo di agevolare l'avvio di transazioni dirette e che non implicano una relazione contrattuale con i consumatori (art. 1 del Regolamento).

Il Regolamento (UE) 2019/1150 (P2B) del 20 giugno 2019, che "promuove equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online" introduce una nuova disciplina normativa in tema di piattaforme online relativa ad alcune pratiche che il legislatore europeo giudica altamente nocive per lo sviluppo dell'economia digitale come la sospensione degli account, i termini e condizioni poco chiari, criteri di ranking non trasparenti, difficoltà ad accedere a sistemi di reclamo e di risoluzione delle controversie.

In particolare, il Regolamento P2B introduce a favore degli "utenti commerciali" specifiche misure per garantire la fruizione dei servizi di intermediazione online e dei motori di ricerca online:

  • equità (artt. 3-8),
  • trasparenza (artt. 9-10)
  • mezzi per la risoluzione delle controversie (artt. 11-14).

Il Regolamento Platform To Business non si rivolge all'utente finale ma all'utente commerciale ossia "un privato che agisce nell ambito delle proprie attività commerciali o professionali o una

persona giuridica che offre beni o servizi ai consumatori tramite servizi di intermediazione online per fini legati alla sua attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale" (art. 2, par. 1, n. 1)).

Il Regolamento P2B è il primo passo per la regolamentazione dell'attività delle piattaforme online al quale seguiranno, nella strategia legislativa europea, gli ulteriori atti che andranno a comporre il c.d. Digital Service Act.

In linea con il tenore del Regolamento, l'articolo 1 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178 recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023" (cd Legge di Bilancio 2021) ai commi 515, 516 e 517 adotta un approccio di c.d. soft regulation, prefigurando l'adozione di linee guida, la promozione di Codici di Condotta e la raccolta di informazioni pertinenti presso gli operatori del mercato, oggi obbligati - in virtù delle modifiche dalla stessa apportate all'art. 1, comma 6, lettera a), numero 5) della legge 249/97 - ad iscriversi al ROC.

In particolare con la delibera n. 200/21/CONS del 17 giugno, l'Autorità, apportando le relative modifiche al Regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli Operatori di Comunicazione, ha attuato l'obbligo previsto per Legge di iscrizione in capo ai fornitori di servizi di intermediazione online e ai fornitori di motori di ricerca online, anche se non stabiliti, che offrono servizi in Italia.

Al fine di garantire l'adeguata ed efficace applicazione del Regolamento, la legge opportunamente aggancia le nuove competenze al solido impianto della legge istitutiva dell'Autorità n. 249/97, prevedendo espressamente il potere di sanzionare la violazione di "ordini o diffide" impartite "in applicazione del Regolamento (UE) 2019/1150" nell'ambito della cornice edittale più grave già prevista per le violazioni in materia di posizioni dominanti ("non inferiore al 2 per cento e non  superiore  al  5  per  cento  del fatturato realizzato").

  • i "fornitori di servizi di intermediazione online" da intendersi come ogni "persona fisica o giuridica che fornisce, od offre di fornire, servizi di intermediazione online agli utenti commerciali" (art. 2, n. 3, del Regolamento);
  • I "fornitori di motori di ricerca online", da intendersi come ogni "persona fisica o giuridica che fornisce, od offre di fornire, motori di ricerca online ai consumatori" (art. 2, n. 6 del Regolamento).

Il Regolamento si applica ai servizi di intermediazione online e ai motori di ricerca online, a prescindere dal luogo di stabilimento o di residenza del fornitore di tali servizi e dal diritto altrimenti applicabile, forniti o proposti per essere forniti, rispettivamente, agli utenti commerciali e agli utenti titolari di siti web aziendali, che hanno il luogo di stabilimento o di residenza nell'Unione e che, tramite i servizi di intermediazione online o i motori di ricerca online, offrono beni o servizi a consumatori nell'Unione.

Il Regolamento, infine, non si applica ai servizi di pagamento online o agli strumenti di pubblicità online né agli scambi pubblicitari online che non sono forniti con l'obiettivo di agevolare l'avvio di transazioni dirette e che non implicano una relazione contrattuale con i consumatori (art. 1 del Regolamento).